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Politiche di Sviluppo


1) L’euro e la “moneta parallela”

  1. Le attuali politiche economiche europee (tutte rivolte esclusivamente al solo rigore e nella pressoché totale carenza di politiche di sviluppo) non possono che accentuare gli attuali fenomeni recessivi (calo dei consumi, fallimento di imprese, disoccupazione, ecc.).
  2. Le regole e i meccanismi dell’economia internazionale e dei mercati internazionali sono sostanzialmente diversi e, spesso, in contrapposizione con le economie e con i mercati interni.
  3. I tempi dell’economia reale non sono quelli delle istituzioni europee e, spesso, dei governi nazionali.
  4. Nel paese c’e sovrabbondanza di merci, sia sul mercato alimentare (nel quale vi è semmai il problema di una sempre maggiore quantità di alimenti che scadono e che vengono gettati – per non parlare dei prodotti ortofrutticoli che, per accordi internazionali, non vengono neanche raccolti), che su quello manifatturiero. C’è esigenza di lavoro in tutti i settori (c’è bisogno di idraulici, di fabbri, di elettricisti, di falegnami, ecc.); non potendo tornare allo scambio in natura, quello che manca è la moneta di scambio.
  5. I cittadini e, di conseguenza, le economie nazionali dovranno trovare il modo di difendersi da un economia globale ormai, in gran parte, condizionata o, peggio, asservita alla grande finanza internazionale.
  6. Visto che la Banca Centrale Europea non ritiene opportuno stampare moneta (che pur risolvendo il problema ne creerebbe, comunque, altri), sarà necessari favorire il lavoro e il commercio interno con l’istituzione di una moneta parallela ( non sostitutiva) all’euro.
  7. Una soluzione potrebbe essere una “Carta di Credito Nazionale” che abbia una validità esclusivamente nazionale ( che, pur avendo una valutazione che potremo definire “ euro equivalente”, non potrà essere cambiata in moneta corrente, ma avrà un circuito del tutto “interno”). Con questa, ad esempio, lo stato potrà pagare le pensioni sociali, la cassa integrazione, l'indennità di disoccupazione, tutte le attività legate alla tutela ambientale e del nostro patrimonio archeologico, le cooperative di recupero di detenuti ed di ex detenuti e tante altre attività di pubblica utilità. Con questa, in sostanza, si potrebbe garantire il lavoro a tanti disoccupati (prevalentemente giovani) e dare sviluppo al mercato interno, oggi in forte recessione.
  8. Questa carta potrebbe essere emessa da una “Banca per l’Italia” nella quale confluisca la “Cassa Depositi e Prestiti”, sotto il controllo diretto della Banca d’Italia.
  9. A garanzia di questa forma di finanziamento di tutta l'economia del paese potranno essere posti i beni pubblici dei quali tanto si è parlato (e si continua a parlare) relativamente ad una possibile vendita o anche "svendita".
  10. Oggi è diventata fondamentale, per la ripresa economica in Italia, una grande banca pubblica (come si verifica anche in Germania) che abbia come fine primario il sostegno alle Imprese (in particolare le piccole e medie imprese). Si potrà studiare (ad esempio finanziando stipendi e contributi) come la “Banca per l’Italia” possa finanziare, quando è il caso, anche queste imprese con le Carte di Credito Nazionali, con le quali sarà consentito di pagare fino al 40% degli stipendi (che è comunque preferibile al pagare le “Casse Integrazioni”).
  11. Questa nuova banca sarà anche in grado di intercettare una parte dei finanziamenti della B.C.E., finalizzandoli al sostegno alle imprese, al contrario della maggior parte delle banche italiane, che li utilizzano prevalentemente per acquistare titoli pubblici.
  12. Sarà anche possibile pagare, con questo strumento, (su richiesta delle imprese e con estrema tempestività) una parte dei debiti pubblici nei confronti delle imprese italiane.
2) La “questione meridionale”

  1. Molti problemi del nostro meridione non sono dissimili da quelli del resto del paese; sono però più accentuati e hanno, inoltre, alcune specificità.
  2. La prima di queste è il peso delle criminalità organizzate (anche se questa presenza si è ormai allargata anche alle regioni del nord) ha però, nelle regioni meridionali, una grande rilevanza.
  3. Questo peso si concretizza tanto a livello politico che a livello economico e, in tanti casi, a livello imprenditoriale.
  4. Proprio questo peso, che ha grandi implicazioni, di conseguenza, sul piano sociale e dell’occupazione, rende complesse le soluzioni su questa materia.
  5. Alcune risposte, su questo tema, vengono indicate al punto 40 (pag. 13 ).
  6. La seconda specificità sta nella grande carenza e precarietà delle infrastrutture (strade, autostrade, ferrovie, porti, aeroporti, ecc.).
  7. Queste carenze limitano fortemente le possibilità di sviluppo del nostro meridione. Questo è vero tanto per quanto riguarda lo sviluppo industriale che per quello del turismo.
  8. Le tante, e articolate, risposte a questi temi si possono trovare in quasi tutti i punti trattati successivamente.

3) Le grandi Imprese

  1. Per le grandi imprese che, tanto più oggi, con la grande crisi dei consumi interni (della quale non sono prive di responsabilità), devono puntare principalmente sui mercati esteri, non vi è alternativa a puntare sulla ricerca e sull’innovazione.
  2. Parallelamente si deve considerare che i mercati esteri non sono tutti assimilabili, ma che anzi vi sono grandi differenze e che, anche la produzione, dovrebbe tenerne conto.
  3. In alcuni casi, potrebbe essere opportuno mantenere attive (con formule che possono coinvolgere i lavoratori “in esubero”) linee di produzione che per i mercati occidentali non sono più competitive.
  4. Si possono studiare, a questo proposito, formule di supporto alle imprese alternative alla cassa integrazione che non siano in contrasto con le normative europee o, in alternativa, impegnarsi a modificare queste normative.

4) Le piccole e le medie imprese

  1. La creazione di consorzi tra piccole e medie imprese che operino nello stesso settore merceologico (o in settori tra i quali si possono favorire sinergie) può contribuire a risolvere problemi di competitività e, in una certa parte, di accesso al finanziamento.
  2. Per le piccole e medie imprese potrà anche essere utile favorire lo sviluppo di società o di cooperative di servizi.
  3. L'introduzione della "Carta di Credito Nazionale", aumentando di fatto la moneta circolante, sarà in sè una soluzione al problema.
  4. L'uso di questo strumento creerà tuttavia alle aziende la necessità di pagare una parte degli stipendi (con un massimo del 30%) con la "carta di Credito Nazionale"). 
5) Le imprese artigianali

  1. Anche per le imprese artigianali, sarà utile creare “consorzi” in grado di competere con la Piccola e la Media Industria e, soprattutto, di potersi rivolgere anche al mercato estero.
  2. Creare canali privilegiati tra le imprese artigianali e le piccole attività commerciali.
  3. Favorire il lavoro e il commercio interni con l’istituzione di una moneta parallela all’euro.

6) Le professioni

  1. Il tema delle liberalizzazione delle professioni andrà ripreso e affrontato con forte convinzione, ma anche con le dovute cautele.
  2. Allo stesso modo andrà ripreso in esame il tema dell’abolizione degli Ordini Professionali.

7) L’agricoltura

  1. Creare canali privilegiati tra le piccole imprese agricole e le piccole attività commerciali.
  2. Favorire il recupero di terreni agricoli abbandonati, indirizzandoli verso l’agricoltura biologica.
  3. Favorire il lavoro e il commercio interni con l’istituzione di una moneta parallela.

8) La pesca e l’ittiocultura

  1. Regolamentare la pesca professionale sulla falsariga di quanto è stato fatto nei parchi marini.
  2. Si dovrà, anche, riconvertire parzialmente (e in tempi alternati) la flotta peschereccia al pescaturismo.
  3. Favorire il lavoro e il commercio interni con l’istituzione di una moneta parallela all’euro.

9) La distribuzione

  1. Sarà importante individuare i casi nei quali la distribuzione di certi prodotti ne aumenta esageratamente il costo sul mercato o ne abbatte eccessivamente la resa economica per i produttori.
  2. Questi fenomeni speculativi andranno contrastati con grande decisione.

10) Il Commercio

  1. Creare canali privilegiati tra le imprese artigianali e agricole con le piccole attività commerciali (grazie ad internet, tanti passaggi possono essere superati).
  2. Favorire il lavoro e il commercio interni con l’istituzione di una moneta parallela all’euro.

11) I Trasporti

  1. Lo sviluppo della portualità e del trasporto marittimo (il Porto Commerciale di Roma, ecc).
  2. Il recupero di linee e strutture ferroviarie in disuso (“Binari nel Tempo”: vedi allegato 1).
  3. La realizzazione di aeroporti e di eliporti.
  4. Il rilancio dell’idrovolante (favorito dalla notevole quantità di laghi, di isole e di bacini protetti presenti in Italia) potrà essere molto utile alla promozione del turismo in molte zone del nostro paese, oggi fortemente svantaggiate dalla difficoltà di collegamenti: vedi allegato 2 .
  5. Il coordinamento tra le linee aeree, quelle ferroviarie e quelle marittime. 


12) Il turismo

  1. Lo sviluppo della portualità e del trasporto marittimo. 
  2. Il recupero di linee e strutture ferroviarie in disuso ( vedi punto 16-2 e 1° allegato).
  3. La realizzazione di aeroporti e di eliporti.
  4. Il rilancio dell’idrovolante (Vedi punto 16-4 e 2° allegato).
  5. Il coordinamento tra le linee aeree, quelle ferroviarie e quelle marittime.
  6. Il restauro e la riorganizzazione turistica dei siti archeologici italiani (Pompei, ecc.) anche con l’utilizzo di finanziamenti della CEE e di privati.
  7. Il coordinamento e la promozione delle società di Charter.
  8. Il coordinamento e la promozione dei Diving Center (“Tour Diving”).
La promozione di un turismo eno-gastronomico ( Valorizzazione delle Cucine Regionali ).





13) La Ricerca Scientifica

  1. Le economie dei paesi industrializzati dipendono, in larga parte, dai progressi della ricerca scientifica.
  2. Una grande parte dei nostri ricercatori sono costretti ad emigrare per la carenza di finanziamenti alla ricerca scientifica.
  3. C’è una forte dose di autolesionismo in un paese che investe ( anche se meno di quanto sarebbe opportuno) nella formazione e, poi, trascura quasi completamente i risultati di questo investimento.

14) I Beni Culturali

  1. Sarà necessario un grande impegno (non solo economico) nella tutela di un patrimonio storico, archeologico e artistico così vasto come quello italiano.
  2. La realizzazione di “Musei Itineranti” (da affittare alle altre nazioni, utilizzando l’enorme quantità di materiali conservati nei magazzini e nelle cantine dei nostri musei) che, oltre al ritorno economico, siano anche un volano promozionale per il turismo culturale internazionale.
  3. La realizzazione di percorsi archeologici  terrestri e sommersi da proporre al turismo culturale nazionale e internazionale.

15) L’Editoria

  1. Sostenere e, di conseguenza, finanziare l’informazione e la cultura, ma anche, in modi da “inventare”,  la fantasia e l’arte, è fondamentale per qualsiasi paese civile.
  2. I finanziamenti “a pioggia”, come quelli “mirati” ma con un occhio tendenzialmente strabico, (anche se si tratta, in realtà, di “quattro gocce”) sono tuttavia sbagliati tanto nel merito che nel metodo.


16) Lo Spettacolo

  1. Su questo tema lo stato deve essere il meno invasivo possibile e, al di là di forme di finanziamento (peraltro già esistenti, anche se molto limitati), lo stato deve preoccuparsi principalmente di destinare spazi e di fornire strumenti idonei alle iniziative, alla sperimentazione e al confronto, in particolare dei giovani (cosa, per altro, a costo sostanzialmente vicino allo zero, date le numerose infrastrutture e gli immobili di proprietà pubblica inutilizzati).


17) Lo Sport

  1. La creazione, la diffusione e, soprattutto la gestione di impianti sportivi pubblici è un compito dello stato (nello specifico, del CONI) molto spesso disatteso.
  2. Lo sport non può e non deve essere considerato esclusivamente in termini di competizione e di “fucina di medaglie”. Lo “sport per tutti” è lasciato oggi all’iniziativa degli Enti di Promozione Sportiva che ricevono finanziamenti, dal CONI, estremamente limitati. Finanziamenti che, oltretutto, riguardano solo alcuni di questi Enti (a esclusiva discrezione del CONI).
  3. La riforma del CONI deve essere, in questo campo, una delle priorità del prossimo governo.

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